sabato 28 agosto 2010

Senza veli

Vado a dormire, con te.
Mi hai regalato l'ultimo libro di quello che a livello emozionale è il mio scrittore preferito.
Ti amo G.

mercoledì 25 agosto 2010

Direzioni diverse

Dovrebbero impedirmi di ascoltare una serie di gruppi quando sono in condizioni umorali claudicanti.
Sono ovviamente quelli ai quali ricorro in tali situazioni.
Sono ovviamente i gruppi che prediligo, in assoluto.
Mi chiedo, quanto è davvero possibile condividere il quotidiano con qualcuno così diverso da me?
Mi reputo una persona comprensiva, quando qualcuno mi sta a cuore cerco di capire, quando mi è possibile.
Non so.
Non capisco cosa sia d'uopo fare. Penso fino ad ora di non aver agito nel modo giusto, ci sono questi problemi che ci stiamo trascinando dietro e i miei timidi tentativi di fornire quelle spiegazioni che penso di essere riuscita a individuare non vengono colti.
Siamo in difetto di comunicazione, ogni volta che discutiamo tanto da rovinarci la notte mi chiedo come sia ancora possibile avere dei dubbi sui miei sentimenti, sul mio interesse, sui miei obiettivi.
Me lo chiedo, perché, da parte via, vedo le mie giornate quasi monopolizzate dai pensieri per questa persona, di fronte a lui ogni altra cosa perde significato e importanza.

In fondo ti entro dentro, lo sai, soltanto per capire chi sei.

giovedì 19 agosto 2010

Ci siamo.
Ci divide, ormai, solo una manciata di ore... Le più lunghe, dannazione!
Eppure è bello star qui, passar la notte a scrivere e pensarti, incapace di dormire per quel fremito che mi contraddistingue, lo stesso che sentivo la notte prima del primo giorno di scuola, il giorno prima di qualcosa di importante.
Mi sento emozionata.
Sorrido sorniona al solo pensiero, so già che domani arriverò all'aeroporto scandalosamente in anticipo, sgomiterò per stare in prima fila ad aspettarti e fisserò le sliding doors finché non ti vedrò. Che poi, conoscendomi, starò lì immobile, perché terrorizzata dal fatto che potresti comparire proprio mentre sto cercando qualcosa nella borsa o mentre mi sto allacciando una scarpa o sistemando i capelli.
Resterò ferma.
Mi piace aspettarti all'aeroporto.
Guardo le altre persone, tento di fare la matchmaker, di capire che tipo di persona sta aspettando colui che attende a fianco a me, vorrei quasi chiederglielo.
So anche che non mi interesserebbe la risposta: domanderei solo per poter dire "Io sto aspettando il mio compagno", sorridendo.
Poche ore e ricomincerò ad essere una, tutta. Queste tre settimane senza te mi hanno fatta sentire incompleta, mi sono resa conto che ho tentato di colmare la tua assenza fisica nominandoti continuamente.
Tra poco mi ricongiungerò con la mia persona.

martedì 17 agosto 2010

Pelle. E' la tua proprio quella che mi manca.

Ecco, quando ieri scrivevo della morsa sul cuore a non farmi respirare quando ti penso intendevo proprio questa sensazione.
Mi manchi fottutamente... E lo so che ormai manca poco, una sessantina di ore e sarò all'aeroporto a prenderti.
Mi manchi in maniera viscerale, totale, sconfinata.
Ho bisogno della nostra routine, mi sono svegliata con te per un mese, con stati d'animo differenti, a volte pensando che avrei voluto fermare quel momento e riavvolgerlo per riviverlo all'infinito, altre chiedendomi disperata se sarebbe davvero stata l'ultima notte insieme.
Il letto è il nostro nido. Dove ci stiamo conoscendo. Dove il mio corpo sta scoprendo il tuo, dove le nostre anime stanno facendo amicizia, dove i nostri cuori possono abbracciarsi senza limiti.
Lì, nel talamo. Per passare in un attimo dall'amplesso più candido alle tinte più scarlatte e quindi ritornare alla purezza.
Sembrava quasi scontato dormire insieme, dopo un mese era l'ovvietà.
Ora che dormo da sola da troppi giorni non passa notte senza che io apra gli occhi sperando di intravedere i tuoi riccioli... Non immagini quanto vorrei essere svegliata da qualche tua frase nel cuore della notte.
La melodia che prediligo per addormentarmi è quella del tuo battito.

Sei in ogni parte di me
Ti sento scendere
Tra respiro e battito
(Gianna Nannini)

lunedì 16 agosto 2010

Ti amo.
E' la delicatezza che porgi a ogni persona che incrocia il tuo cammino.
E' sapere come mi stai guardando mentre parlo con qualcuno.
E' sentire il cuore traboccare di gioia fino a togliermi il respiro ogni volta che penso a qualcosa che ti riguarda.
E' la tua voce che mi avvolge a migliaia di chilometri di distanza.
E' scrivere, suonare, cantare, leggere pensandoti.


Con te si può parlare
disordinare il destino
rimandare il mattino
ché il modo migliore è
consumare le ore facendo l’amore

dice quel signore d'altri tempi che risponde al nome di Marco Castoldi, Morgan per gli amici.

lunedì 9 agosto 2010

"Mi vedono sempre ridere
ma questa non è la realtà:
piango ogni notte,
sempre per lui,
vieni a vedere perché..."

sabato 7 agosto 2010

"Dal parlarci siam passati ai fattacci...

...A quante tipe precise gli piacciono i ragazzacci"
Qualche licenza poetica in questa frase, ma in fondo è vera....
Sono un po' indispettita stasera. Perché mi riesce davvero difficile credere che tu dubiti della mia persona. Non hai capito che ero in un periodo di grossa confusione, di sconvolgimento totale della mia vita.
Ti piace parlare con chi mi conosce.
Bene.
Parla di me, con chi mi conosce.
Chiedilo se sono una che fa il doppiogioco, che agisce così per indole.
Sono per molti aspetti scontrosa e certe volte non sono in grado di scendere a compromessi, ma non sono una persona falsa.
Ho fatto dei cazzo di errori.
Sì, li ho fatti.
Non ho avuto tempo per interiorizzare la mia decisione e ripartire.
Non ce l'ho avuto.
Non riesco ad averlo nemmeno adesso, se mi getti nell'ansia continuamente.
Non riesco a trovare un cazzo di momento per chiudere gli occhi e fare ordine se continui a mettere in dubbio la nostra relazione.
Io sono fatta così, se mi fai muovere la terra sotto i piedi non riesco a pensare ad appendere i quadri.
C'est à dire, non essere tranquilla mi impedisce di considerare tranquillamente i fatti.
In primis dovresti capire che sono una persona cristallina, che vuole darti tutta se stessa, fino in fondo.
Dubiti, tuttavia, di me. Rectius, la tua mente dubita di me... Se dubitasse il tuo cuore, non saremmo qui.
In cuor tuo conosci il mio valore, sai di amarmi tanto quanto sai di essere corrisposto, il resto sono paranoie, il resto è gettarti in pasto al malumore, quando potremmo invece adoperarci solo per stare bene.
Perché sei tutto ciò che di bello mi sia capitato.
I love you so bad.
Tutto ciò mi fa incazzare, perché adesso, qui, sola, sono una tigre. Davanti a te divento un moscerino, non riesco a parlarti, mi metti in scacco ad ogni frase, mi sento minuscola, colpevole, sordida e mi fa stare male che sia la persona che amo a gettarmi in questa condizione.

martedì 3 agosto 2010

(Sei tu) Che mi dai

Ho bisogno di te.
Ci siamo separati solo da poche ore.
Non riesco a mettermi letto perché sarò senza di te. Abbiamo appena finito di discutere e non posso pensare che tra noi non regni la quiete.
Perché sei la cosa più bella, sei la persona che mi ha fatta rinascere, sei il mio sprone quotidiano, il mio pensiero costante, il miglior modo di sublimare la parola vita.
Questi venti giorni senza di te saranno tremendamente lunghi, infinitamente vuoti, mi prodigherò nello studio e nella ricerca interiore, per riuscirti a dare quelle risposte che ancora in parte mancano, perché sei quanto di più importante io abbia, per te provo il sentimento più forte, qualcosa che non avevo mai sperimentato e non posso che concentrarmi al massimo affinché le cose procedano per il verso giusto.
Sei tu, mio raggio di sole del mattino.

domenica 1 agosto 2010

I giovani cuori falliscono.

"And you could have it all
My empire of dirt "
Dice così una canzone dei NIN reinterpretata in maniera magistrale dal grandissimo Johnny Cash.
Dice anche altro.
Mi ci ritrovo così tanto.
Parla di dipendenze. Di impossibilità. Di situazioni senza uscite.
Trent Reznor parlava della sua dipendenza da droga. Johnny Cash l'ha interpretata ormai al termine della sua vita.
Mi ci ritrovo, dicevo, per quel senso di inettitudine, per quello sventolare di bandiera bianca che è tacito e al contempo esplicito.
Tacito, per l'atmosfera generale.
Esplicito, per la tristezza del ritornello..."What have I become, my sweetest friend? Everyone I know goes away in the end"
E' la canzone di un rebound, dell'eterna sconfitta, del capitolare di fronte ai propri limiti.
Per me sono gli stessi di uno, due, cinque, sette, nove anni fa.
L'incapacità di farmi capire.
La tristezza della consapevolezza di un'inettitudine che per moltissimi aspetti è esclusivamente ipocondriaca.
Io sono un'inetta immaginaria.
Mi deprimo, mi sottovaluto, gioco la mia pelle a ribasso e inevitabilmente, poi, agisco. Partendo da un'errata conoscenza di me stessa.
Chi non mi conosce nel vero senso di questo termine, profondamente, non ha una buona opinione di me.
Chi mi conosce cerca di farmi capire quanto io in fondo sì, sia una persona valida, buona, interessante, che è bello tenere nella propria vita.
Dovrei riuscire a coglierlo da sola, tuttavia.
Alterno giorni in cui non penso, non sento niente, mi vedo cittadina del mondo, mi interesso a ogni cosa tranne che alla mia sfera emotiva a giorni in cui invece mi rovescio tutto addosso, in cui mi agito, strepito, ogni momento diventa un'ora, uno strazio infinito, c'è solo voglia di stare da sola a cercare di curare qualcosa per cui non ho l'antidoto.
"Sono qui e dentro me sangue impazzito che mi spinge fino a voi"
Ho sempre sognato di giungere a quella che Epicuro chiamava atarassia, un equilibrio tra gioia e dolore fatto di assenza di input emotivi, basandosi solo sulla razionalità. Concezione greca, di pancia, del resto come dice Russell nella sua Storia della filosofia occidentale, in una frase che ho appuntato perché l'ho trovata felicemente azzeccata, solo nell'antica Grecia si è riusciti ad essere intelligenti e felici, felici proprio per mezzo dell'intelligenza. Dunque non ci sorprende che Epicuro volesse escludere tutto ciò che non fosse raziocinio, perché era, capovolgendo il pensiero di Telesio, non sensu, sed ratione.
Ora, invece?
Ora, dopo che per anni ho fatto perno esclusivamente sulla mia razionalità, perché non provavo altro, non avevo mai empiricamente conosciuto altro, ora sono stata scossa in una sola soluzione da un turbinio di sentimenti, che in primis non avevo saputo interpretare correttamente, non avevo colto, non avevo ponderato l'importanza perché ero carente di quelle conoscenze aprioristiche che permettono la comprensione. Mancava un dizionario. L'ho costruito per deduzione, classico metodo scientifico. Errori su errori, da lì ho colto. Ora ho colto, ora so ciò che voglio, ora vedo la mia vita dall'alto, vedo gli ultimi anni fino allo scorso come un treno che trova il suo folle equilibrio sull'orlo del deragliamento, poi vedo l'ultimo anno. Un groviglio, un incidente, una storia sbagliata la definirebbe de Andrè. In tutta questa lordura, in tutto il cumulo di letame dove sono riuscita a crogiuolarmi in maniera indegna, bassa, squallida, sono riuscita a scorgere un fiore..."Il più bel fior ne coglie" è il motto dell'Accademia della Crusca... Casualità. Proprio come mi prodigo nello scegliere i lemmi più appropriati a esprimere le mie elucubrazioni, così ho individuato in una persona il mio fiore.
Avrei dovuto capirlo prima, certamente.
In primis avrei evitato una serie di sofferenze perfettamente immotivate a questa persona, in secundis avrei portato del rispetto alla persona che sono.
Pare che la mia discreta attitudine all'autodistruzione non abbia mancato di farsi viva in questo frangente, quel demonio che mi vive dentro, che morde, che mi ha impedito di essere felice e che nessuno mi ha mai aiutata a sconfiggere. Certo, è qualcosa che devo essere in grado di affrontare da sola, ma la mia pargoletta mano ha bisogno di essere stretta, ho bisogno di sapere che c'è qualcuno di eternamente stabile e presente al mio fianco per fare questo. Finora chi ha stretto la mia mano con la coscienza di questo grosso limite è la mia famiglia. Persone eccezionali, s'intende.
Giunta a 22 anni, tuttavia, è la mia persona quella atta a fare tutto ciò. La mia persona è la prima a volerlo fare, l'unico ostacolo è dettato dal fatto che c'è necessità anche qui di far entrare nell'ottica, di raccontare perché sono così e forse finalmente potrei capirlo anche io fino in fondo dove ho mancato, dov'è stato, dove ho sbagliato.
Non ho mai avuto la certezza di avere una persona accanto.
Mai.
In ogni momento c'era timore che essendo me stessa avrei visto allontanarsi chi mi stava vicino.
Così zitta, imbavagliata, repressa.
Eppure quando sono riuscita a mostrarmi per ciò che sono mi sono e mi hanno vista sfavillante, smeraldina, deliziosa.
Non mento quando dico che, davvero, ho bisogno solo di piccole attenzioni, ora che sto tornando indietro finalmente alla persona candida che ero, ora che di giorno in giorno squarcio questo fottuto velo di Maya che sta inficiando la mia relazione, cercando di fare più in fretta possibile per non veder andarsene la persona che amo, perché questa persona riesca a capire.
Montale se ne rese conto dopo ormai molti anni, che in fondo l'unica cosa che conta è avere una donna o un uomo che ti aspetta a casa la sera, per condividere in primis se stessi, per sperimentare l'amore incondizionato e aprioristico.

"Quando ti ho sognato eri una goccia in un oceano di gomma"